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I “pittori pittoreschi” di Zanicchi: la storia dell’arte vive in 21 racconti

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Stasera alla biblioteca Orlandi di San Donato la presentazione del libro.

Il pittore Ligabue si aggira per la bassa reggiana cercando di barattare uno dei suoi dipinti per un piatto di minestra; Monet si perde nell’osservazione delle ninfee del suo lago; Paul Cezanne, impossibilitato a ingaggiare modelle, si concentra sulle nature morte; Rembrandt sfida a duello uno dei protagonisti della sua celebre Ronda di notte. E poi ancora Gauguin, Modigliani, Vermeer: sono loro i protagonisti di Pittori piuttosto pittoreschi, romanzo d’esordio di Massimo Zanicchi, ora edito dalla Giraldi editore e presentato questa sera, in biblioteca Simona Orlandi a San Donato (ore 21, ingresso libero) in una serata «di parole, immagini, musica e buon vino». Zanicchi, classe ’73, emiliano di nascita e sandonatese di adozione, è tra i soci fondatori di Quintomiglio, associazione culturale che promuove la cultura eno-gastronomica in città: appassionato oltre chi di buon vino anche di buone letture, ha intessuto un divertissement attorno alle vite di pittori che hanno segnato la storia dell’arte mondiale. Il risultato è una raccolta di 21 racconti brevi nei quali “pittori pittoreschi” sono ritratti alle prese con le incombenze quotidiane o con l’ispirazione che tarda ad arrivare, con le modelle capricciose o una natura che pare difficile ritrarre sulla tela. È lo stesso Massimo Zanicchi a raccontarci la genesi di questa raccolta: «La scelta di scrivere racconti che prendano spunto da vicende umane e artistiche di pittori famosi può essere esplicata da un curioso aneddoto riguardante Vincent Van Gogh». Siamo nel 1935, nelle prestigiose sale del MoMa di New York dove si sta esponendo la prima grande monografica dedicata all’artista olandese: Hugh Troy, un giovane artista americano, era convinto che la maggior parte del pubblico fosse attratta dalla vita disperata e dalla tragica fine di Van Gogh più che dalle sue opere. Per dimostrare la sua tesi si procurò un trancio di carne, confezionò un finto orecchio e lo mise in una teca con una piccola dicitura che indicava in quello il ”famoso” orecchio che il pittore si mozzò in un momento di disperazione. Ebbene, fu quello il pezzo più visitato della mostra: «Da questo si evince - spiega Zanicchi- quale interesse siano in grado di attirare le vicende umane di coloro che hanno giocato un ruolo primario, o meno, nella storia della pittura». Gli esempi non mancano: dal Modigliani con la sua marcata cadenza livornese, al Dalì eccentrico per definizione, alla vita dissipata di Picasso: Zanicchi intesse una serie di ritratti che mescolano la storia con l’aneddoto e la fantasia.Non manca, come sottolinea Iva Zanicchi - la cantante, cugina del papà dell’autore, ha firmato con la sua penna ironica la prefazione al volume - un certo sarcasmo della narrazione: le storie, sostiene la nota cantante, potevano anche essere inventate «ma erano messe giù in un modo talmente credibile che, più di una volta, mi venne il sospetto che potessero essere andate realmente nel modo in cui Massimo le racconta». Francesca Amé

Fonte: Il Cittadino, quotidiano del lodigiano del 25/09/2007


 


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