martedì 6 novembre 2007

Vini di Vignaioli: una conferma!

Si è appena conclusa la 7^ Edizione di Vini di Vignaioli-Vins des Vignerons a Fornovo di Taro(PR), confermando la validità della formula e della manifestazione.

E' infatti una manifestazione auto-organizzata dagli stessi produttori, con costi d'ingresso ridotti al minimo per tutti i visitatori (5 Euro), ma che permette di degustare, ma soprattutto conoscere direttamente dai produttori, i propri vini e la propria filosofia.

Per noi rimane una delle migliori manifestazioni del panorama italiano, anche perchè permette di scoprire altrettanti produttori francesi (quest'anno c'era anche un cileno) , che nonostante la lingua, riescono a comunicare al meglio.

Tanta sostanza e poca forma, cosa volere di più da una manifestazione sul vino?

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venerdì 24 agosto 2007

Vacanze terminate, ma che bevute!

Ageno 2004 e Brunello Capanna 1997 ai 1000 metri di Branzi(BG)Vacanze ormai concluse, ma non mi posso lamentare, soprattutto dal lato enologico.
Il tempo in montagna (mai sopra i 24 gradi) ha permesso di stappare qualche buona bottiglia: Ageno 2004 La Stoppa, Brunello di Montalcino Capanna 1997, Chianti Classico Castello d'Albola 1996 (per la verità ormai oltre i suoi limiti), Barolo Aldo Canale 2000.

La cosa più piacevole però è stato berli con gli amici ed i parenti più stretti, nel vero senso delle ferie: buona tavola, buoni vini, bell'ambiente e persone care.

Averne di ferie così :-)

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venerdì 3 agosto 2007

Vino dei blogger #9: Ricordo ed Emozione

Avendo saltato l'ottavo appuntamento con il Vino dei blogger non potevo anche saltare la nona edizione, lanciata dal Maiale Ubriaco.
Il tema è: "Ricordo ed Emozione": "Parlateci quindi di un vino che vi ha emozionato, entusiasmato, di un vino che è legato ad un ricordo particolare, ad una persona, ad una situazione, ad un luogo".

In realtà ogni volta che assaggio un gran vino c'è sempre una grande emozione, ma in questi giorni di caldo mi piace ricordare un grande vino che mi lasciò una grande emozione.

Partiamo dall'inizio: Vinitaly 2006, ormai ultime ore di permanenza alla fiera veronese con la giornata che si sta concludendo, piedi gonfi, lingua allappata, desiderio vinicolo prossimo a zero, ma non ho ancora fatto un salto allo stand della Lombardia, la mia regione.

E poi voglio assolutamente andare allo stand di Ar.pe.pe. di cui mi hanno parlato un gran bene.
Allo stand incontro Isabella che mi chiede con gentilezza se voglio assaggiare un vino in particolare o spaziare sull'intera gamma.
I numerosi assaggi precedenti mi dicono solo 1 o 2 vini, ma Isabella è gentile ed io adoro il Nebbiolo.

E così cominciamo ad assaggiare i vini: Sassella Stella Retica 1998, Pettirosso 1997 (entrambi buoni e mi stupisco che il mio palato apprezzi ancora) ed un terzo vino: colore tenue, avvicinandolo al naso sento qualcosa di bello, ma che svanisce velocemente (o meglio sono i miei sensi che ormai non percepiscono quasi nulla).
Assaggio. Roteo nella bocca e deglutisco un piccolo sorso. Piacevole e leggero.

Beh è fatta, l'idea è di ringraziare Isabella ed andare, ma in bocca sento un retrogusto piacevole ed ho l'impressione che la bocca si stia ripulendo degli assaggi della giornata.

Merito dell'ultimo vino?
Resta solo da riassaggiarlo, ma stavolta con più attenzione.
Al naso non lo trovo tenue, ma elegante, sembra un pinot nero di gran livello, in bocca è proprio fresco, bevibile, ma con una complessità gustativa notevole, lunghissimo.
E' quasi un peccato deglutirlo, ma anche lì ti colpisce, perchè senti una forza non aggressiva che rimane e si ripropone respirando. Il pensiero va naturalmente alla roccia di montagna, pura e dura.

Resto seduto con Isabella che mi guarda come dire "mi sa che hai capito che vino è"...
Una vera emozione, il mio primo incontro con il Sassella Riserva Rocce Rosse 1996.

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lunedì 2 luglio 2007

Vini bianchi italiani d'annata: 40 anni e non sentirli

In ottima compagnia (Marco di Imbottigliato all'Origine e Ludovico di Le Torricelle) ci siamo ritrovati in terra lodigiana per una cena tra appassionati.

Buona cucina e bottiglie portate dai commensali.
Tra queste mi piace segnalare la bottiglia da me portata, ma che non assaggiavo da più di un anno: Verdicchio dei Castelli di Jesi Crocetta Riserva 2002 di Croce del Moro. Un bianco con 5 anni alle spalle che ha colpito tutti per l'intensità, ma anche per l'eleganza e la mineralità. Certo i 14,5° di alcol, aiutano nella conservazione, ma bisogna dire che al palato si sentivano molto poco.

Ma il vino che più ci ha colpito è una bottiglia di bianco con l'etichetta quasi completamente assente, ma che nella parte rimasta ci ha fatto pensare che si tratti di una Vernaccia di San Gimignano. La cosa dovrebbe essere confermata dalla capsula che porta il nome Baroncini, produttore ancora oggi di San Gimignano.
La cosa più sorprendente però è che la parte di etichetta con l'indicazione della vendemmia è rimasta integra e dice: 1967...
Quarant'anni di vino!

Un bellissimo colore dorato, al naso profumi ben presenti e molto piacevoli, nocciola e pasticceria, in bocca ancora vivo con un leggero gusto amarognolo piacevole e che invitava a riempire nuovamente il bicchiere. Una sorpresa bellissima che è stato l'argomento principale della serata. E pensare che Ludovico ne ha ancora qualche bottiglia in cantina... beato lui.

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giovedì 14 giugno 2007

Moscati d'Asti a tutto pranzo? Forse...

Avevamo già parlato della nuova campagna dell'Asti DOCG che punta a valorizzare questo vino che negli ultimi anni ha perso un pò di smalto.

E così abbiamo colto al volo l'invito del Consorzio Asti DOCG per provare questo spumante quasi a tutto pasto.

Anche perchè purtroppo il Moscato d'Asti si porta dietro un pò di preconcetti: il vino del compleanno dei bambini, il vino da panettone(e questo è anche corretto), il vino per le donne a cui piace solo il vino dolce, eccetera.

Invece bisogna dire che per certe tipologie di piatti può riservare delle piacevoli sorprese.
Ed è quello che è successo oggi al Trussardi Alla Scala Ristorante dove lo chef Andrea Berton ha abbinato un menù giocato su sapori delicati, ma anche decisi, in abbinamento a cinque Asti DOCG (e un Dolcetto 2006 di rinforzo per il secondo di carne).

L'abbinamento che più ci ha convinto è stato con il pinzimonio di verdure croccanti(ottimo quello con le cipolle) e le alici marinate.

Sul risotto mantecato all'Asti, con polvere di cappero e noce di capasanta, grazie alla mantecatura, i profumi tra pietanza e vino si legavano, ma in bocca il contrasto era abbastanza sensibile.
Ottimo, e non poteva essere diversamente, l'abbinamento con il dolce a base di crema e fragoline.

Sicuramente per Andrea Ghiglione e Ornella Franco del Consorzio sarà una bella sfida, ma per alcune preparazioni particolari siamo convinti che il connubio con l'Asti possa dare ottimi risultati.

P.s.= Tra i vini degustati ci è piaciuto particolarmente il Moscato di Santero(con una piacevolissima acidità e pulizia) e quello di Sant'Orsola(con profumi interessanti che viravano sull'affumicato).


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giovedì 7 giugno 2007

Vino dei blogger #7: bianco autoctono da refrigerio

Se si parla di bianco autoctono da refrigerio mi viene in mente subito un vitigno: il Prosecco.

Con la sua freschezza, il suo profumo di frutta (quasi sempre pera) e la bassa gradazione alcolica, è il tipico vino estivo, da aperitivo, ma non solo.

Tra i miei preferiti, quello dell'amico Bonotto delle Tezze, ma anche il Borgo Fur di Sorelle Bronca, con la sua classica legatura di spago.
Questo Prosecco di Valdobbiadene, dalla bella gradazione di 10,5° (dico bella perchè ormai trovare un vino di bassa gradazione è quasi impresa eroica), arriva dai vitigni di zona Colbertaldo.

I profumi sono netti e piacevoli, con la sua pera in evidenza, certo non giocano sulla finezza, ma rimangono piacevoli.
In bocca una bella freschezza, con una sensazione dolce che svanisce molto velocemente per lasciare un sapore un pò amarognolo, ma non troppo fastidioso. Persistenza molto corta, ma con il caldo va bene così.

Certo, con la pioggia e la temperatura di oggi a Milano (piove a dirotto) non viene molto da stapparlo, ma basterà aspettare che si superino i 27 gradi e diventerà uno dei pochi vini bevibili.

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giovedì 3 maggio 2007

Vino dei blogger #6: rosé

Per il Vino dei Blogger tocca ad un rosè, così ha decretato Aristide, capocordata della sesta edizione.

E tra i miei rosati preferiti (oltre a quello di Castello di Ama, che ahimè ho terminato) c'è sicuramente un vino poco costoso (acquistato oggi all'Esselunga a 4,29 Euro) che è il Rosé di Librandi, da uve Gaglioppo al 100%.
Una delle migliori espressioni del vino calabrese, da un'azienda che fa di tutto per valorizzare i vitigni autoctoni della Calabria.

L'annata degustata è l'ultima in commercio, la 2006. Si presenta con un colore splendido, un rosato con riflessi tanto intensi da sembrare dorati.
Al naso, l'intensità è notevole, con profumi di rosa, mela verde e pera non matura che continuano ad accavallarsi e che dopo una decina di minuti virano ancora di più sulla rosa.
In bocca, se fosse degustato senza vedere il colore, sarebbe scambiato sicuramente per un rosso. Una struttura decisa, con acidità corretta, e la presenza di tannini non fastidiosi, ma sicuramente poco abituali in un rosato.

Ma la cosa che più mi colpisce al palato è un susseguirsi di sensazioni dolce/amaro che rendono questo vino molto interessante (Claudia che ha assaggiato il vino con me invece l'ha trovato un sintomi di disequilibrio, quindi non positivo), sicuramente non banale, anche se questo potrebbe renderlo un vino più "difficile" rispetto ai rosati "classici".

Sicuramente un vino quasi da tutto pasto, soprattutto se degustato tra gli 11 e i 14 gradi. Grandissimo rapporto qualità/prezzo.
Da notare che in commercio, presso le enoteche, si trova il rosato di Librandi con un'etichetta diversa. Solo packaging differente o cambia anche la sostanza?

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lunedì 23 aprile 2007

Grandi amici, grandi vini

Per i grandi vini si dice che il loro valore è indipendente da come e con chi viene degustato. Permettetemi di dissentire.

Se bevi un grande vino con un buon amico ne guadagna sia il vino che l'amicizia.

E così venerdì sera ci siamo ritrovati con l'amico Antonio Bonotto, sua moglie Vittoria ed i padroni di casa di quel splendido posto che è Arte Culinaria a Cison di Valmarino(TV): Antonella e Philippe (scozzese con la passione per i riesling tedeschi e il whisky della sua patria).

Una di quelle cene che finiscono troppo presto, dove staresti ad aspettare l'alba parlando e degustando.
E così, partendo da un piacevole ed intenso Sauvignon Montesanto 2004 di Antonio, siamo passati ad un elegante e minerale Sylvaner Alte Reben (vecchie vigne) 2005 di Pacherhoff.

E' stata poi la volta del Trebbiano d'Abruzzo Valentini 1995.
Aperto da poche ore e con alle spalle un viaggio di parecchie ore, eravamo parecchio preoccupati, ma appena abbiamo accostato il naso alla bocca siamo stati travolti da una serie di profumi intensi, con note dolci, speziate ed anche minerali.
Il colore non denuncia minimamente l'età del vino, giallo appena dorato con riflessi verdognoli.
Al naso come detto sentori dolci di nocciola, caffè non tostato, floreali, che poi si modificano ancora (ricordando il profumo della caramella Alpenliebe).

In bocca, al secondo e terzo sorso sentiamo un lievissimo pizzicorio come di lievissima rifermentazione, ma il vino è ancora fresco e piacevole anche se, forse influenzati dalla grande intensità ai profumi, ce lo aspettavamo più persistente.

Il vino è così diventato protagonista di una buona mezzora di discussione e ci ha tenuto compagnia solo come un amico di vecchia data può fare.

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lunedì 26 marzo 2007

Vino dei blogger #5

Marzo è ormai vicino alla fine, così come il tempo concesso da Luk per il 5^ Capitolo del Vino del Blogger .

Si parla di Merlot o Pinot Nero, ma se in generale amo di più il pinot nero, il primo vino che mi ha colpito veramente, tanto da farmi passare da bevitore di vino casuale a invasato del vino, è stato proprio un merlot.

E non un merlot qualsiasi. Un merlot del Piave, di cui non ricordo l'annata, forse 1999, ma di cui ben ricordo il nome: Spezza (dal nome del vigneto) e l'azienda: Bonotto delle Tezze, il cui titolare Antonio Bonotto è oggi anche un mio carissimo amico (motivo per cui ho creato l'etichetta Amici e Clienti, dove avviso chi legge, che mi sarà molto difficile essere imparziale in questi post) .

Ma torniamo al vino, questa volta assaggiato con il millesimo 2004.

Il colore è scuro, un rubino molto carico, i profumi intensissimi, con una mora in primo piano, ma purtroppo si scorge anche l'invadenza di un'affinamento in legno non ancora perfettamente assorbito (devo insistere con Antonio per far uscire il vino un anno dopo o diminuire il tempo di permanenza in botte).
In bocca si nota un bello spessore, quasi da masticare. I tannini si fanno sentire, ma non in modo troppo aggressivo. La persistenza è lunghissima.

In pratica un bel vino che si fa valere anche se potrebbe dire di più.
Considerando poi il prezzo (qui siamo sui 6-7 euro f.c.) è un prodotto che mi sento di consigliare, soprattutto se prevedete un pranzo o una cena con piatti belli corposi.

Nota a margine sul territorio del Piave, che per quei produttori che puntano alla qualità, può dire qualcosa di interessante.

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mercoledì 31 gennaio 2007

Vino dei blogger #4: Foja Tonda

Quarto appuntamento per il "Vino dei blogger", dopo gli spumanti italiani, tocca ad un vino da vitigno autoctono, molto particolare, il Foja Tonda o Casetta (diffuso nella bassa Vallagarina, al confine tra Veneto e Trentino).

L'idea è partita da Lizzy di VinoPigro che ha coinvolto Albino Armani, il produttore che per primo ha creduto fortemente in questo vitigno, tanto da spedirci gratuitamente le bottiglie per farcelo assaggiare.

Per l'occasione abbiamo approfittato di una riunione del Quintomiglio per avere anche le impressioni di qualche neofita.

Il vino, annata 2004, si presenta di colore rubino molto carico.
Ancora prima di aver portato completamente il calice al naso, si avvertono già i profumi di questo vino.
Bisogna quasi annusarlo tenendo a distanza il bicchiere, perchè l'intensità è veramente notevole.
Molto vinoso come profumi, ma si colgono anche alcune sfumature più particolari, come di spezie e di prugna (sia matura che acerba).

In bocca si ripropone la prugna, anche se si viene colpiti dall'acidità del vino, forse un pelino eccessiva, ma adatta in abbinamento a qualche piatto ben saporito.

Sicuramente un vino non facile, con qualche asperità, ma a cui non manca sicuramente la personalità.
Ci sorge il dubbio che forse potrà dare il meglio di se tra 1 o 2 anni.

Di sicuro capiamo perchè Albino Armani creda in questo vitigno: carattere, carattere ed ancora carattere.

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lunedì 8 gennaio 2007

Vino dei blogger #3: ricapitoliamo

Le vacanze natalizie non hanno certo aiutato nella realizzazione del Vino del Blogger n. 3, ma non ci possiamo lamentare:

- il sottoscritto
- Luk di The Wine Blog
- Pierluigi di Vini dal mondo
- Lizzy di VinoPigro
- RoVino di Esalazioni Etiliche
- l'haiku di Slawka
- Alessandro di Esalazioni Etiliche
- Marcolandia di Imbottigliato all'origine

Tra i diversi vini degustati grande diversità, dall'ottimo Lessini Durello di Lizzy, al meno piaciuto Prosecco di Luk, al dibattito sui vini nella grande distribuzione lanciato da Alessandro su Esalazioni Etiliche.
Ma l'importante era festeggiare e penso che questo non sia mancato.

Per il Vino dei blogger n. 4 lascerei il compito ad uno dei nuovi partecipanti, e visto che siamo cavalieri, lascerei il testimone a Lizzy di Vino Pigro :-))

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giovedì 21 dicembre 2006

Vino dei blogger #3: Pinot nero Bussolera Le Fracce

Tra corse frenetiche agli ultimi regali ed il lavoro, non è stato facile passare in enoteca per il 3° vino dei blogger, ma anche questa volta possiamo dire: "Missione riuscita".
Nella fascia di prezzo fino a 15 Euro non abbiamo avuto ampia scelta (ci incuriosiva uno spumante di Falanghina, ma con 15,90 Euro era fuori dal tema odierno), così la scelta si è concentrata sulle due tipiche zone spumantistiche della Lombardia: Franciacorta ed Oltrepo Pavese.

Pochissimi i Franciacorta sotto i 15 Euro e così ci siamo concentrati sul Bussolera 2003 di Le Fracce, azienda storica dell'Oltrepo che con 10.45 Euro ci ha proposto un metodo classico millesimato di Pinot Nero.

Bello il colore, con un effervescenza vivissima (si nota anche nella foto).
Al naso la classe del Pinot Nero non manca, buoni i profumi con note di pasticceria (netto dopo una decina di minuti il profumo di zucchero a velo).
In bocca piacevole, ma non all'altezza del naso, persistenza un pò corta, anche se il retrogusto rimane buono. Struttura esilina.
La gradazione alcolica non si sente e quindi si beve volentieri.

Per il prezzo direi che è da consigliare per un brindisi iniziale o finale, difficile che possa reggere un intero pranzo.

Tra i blogger che hanno già affrontato la 3^ "prova":
- Luk di The Wine Blog
- Pierluigi di Vini dal mondo
- Lizzy di VinoPigro
- RoVino di Esalazioni Etiliche
- l'haiku di Slawka
- Alessandro di Esalazioni Etiliche
- Marcolandia di Imbottigliato all'origine

Per gli altri, visto il periodo non proprio pieno di tempo libero, viene prorogato fino al 29 dicembre 2006 in modo da prepararci ai botti (di spumante) per Capodanno.

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martedì 12 dicembre 2006

Vino dei Blogger #3

Grazie a Marco stavolta tocca a me scegliere Il vino dei blogger n.3

Dopo i vitigni autoctoni ed il Chianti da hard discount tocca a... visto il periodo delle Feste, mi verrebbe da consigliare qualcosa di buono per i più neofiti, quindi la missione per il 3° vino sarà:
Spumanti Italiani a buon prezzo, e per buon prezzo intendo max 10 Euro per la grande distribuzione e max 15 Euro per l'enoteca.

Sono validi metodo charmat e metodo classico, dolci, amabili, extra-dry, brut, eccetera, ma devono essere italiani.

Come data limite, visto l'incombenza natalizia non andrei oltre il 21 dicembre.

Imbottigliato all'origine, Marketing del Vino, Aristide, Esalazioni Etiliche, The Wine Blog, Alice e il Vino, TigullioVino, Maisazi e chiunque altro voglia partecipare, siete pronti a stappare?

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sabato 9 dicembre 2006

Vino dei Blogger n.2: Chianti DOCG

Risultati dell'AstaRisultati dell'AstaRisultati dell'Asta

Per il vino del blogger questa volta tocca ad un Chianti DOCG da Hard Discount. La scelta è caduta sul Chianti DOCG 2005 di Cantine del Bacco di Ora, composto da Sangiovese, Canaiolo e Trebbiano Toscano dal costo di 2,29 Euro. Degustato insieme a Claudia per avere anche un parere comune.

L'etichetta non è il massimo, ma almeno hanno evitato nomi di fantasia. Sul retroetichetta informazioni su vitigni, indicazione della Regione, temperatura di servizio e descrizione ed accompagnamenti, sia in Italiano che in Inglese e Tedesco.

Stappiamo. Il tappo è un pò secco e friabile, ma riusciamo ad aprirlo ed il profumo dello stesso non è spiacevole.
Versiamo, il colore è abbastanza tipico, non eccessivamente carico. Portiamo al naso al bicchiere, profumi un pò chiusi, ma il sangiovese si sente e si riconosce ! Rimaniamo un attimo stupiti, i profumi sono semplici, con un leggero sentore di chiuso, ma tutto sommato buoni.

Portiamo in bocca, un sapore di prugna inizialmente quasi dolce che poi vira sull'amaro con una certa acidità non certo piacevole, ma nemmeno eccessiva. L'alcol non si sente (d'altronde dichiara in etichetta 12°) e la persistenza è breve, con un tannino farinoso che impasta un pò la bocca.

Che dire? I profumi anche dopo qualche minuto rimangono piacevoli anche se in bocca non migliora, ma certo abbiamo assaggiato di peggio.

Per 2,29 Euro non è male, ma se pensiamo che è un Chianti DOCG qualche dubbio rimane... chissà quanti ristoranti e wine bar lo mettono in lista :-))

Aggiornamento: da inguaribile ottimista credevo che l'imbottigliatore (non all'origine) fosse di Ora, paese toscano vicino Grosseto.
Inveci si tratta proprio di Ora in Trentino!!!
Ringrazio Aristide che avendo assaggiato lo stesso vino è stato però molto più bravo a scoprire il vero luogo di provenienza.

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martedì 14 novembre 2006

Vino del Blogger: autoctono sotto 5 Euro

Eccoci al limite per rispettare il dettame di Imbottigliato all'origine sul vino del blogger.
All'Esselunga ci siamo buttati su un Pecorino 2006(dal vitigno omonimo) di Citra, cooperativa di Ortona(Chieti).
Prezzo 3,99 Euro.

Colore giallo tenue con riflessi verdi, al naso profumo intenso di... avete presente il last al limone? Beh, diciamo citrici, con in fondo altri profumi, ma difficilmente percettibili proprio perchè sovrastrati dal primo.
Dopo un quarto d'ora, il profumo di agrume diminuisce e lascia un pò di posto a profumi tipo ananas.

In bocca una bella acidità, una certa struttura, persistenza... zero, in pochi secondi scompare qualsiasi aroma (a parte un piccolo residuo amarognolo).

Diciamo che per il prezzo è un vino che si fa bere, magari come aperitivo.

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martedì 17 ottobre 2006

Cotat..nta bontà in un bianco del '96

Non capita spesso di bere bianchi invecchiati (anzi per me e mia moglie è stata la prima volta di un bianco francese di 10 anni), ma ieri sera era una di quelle serate in cui c'è bisogno di tirarsi su di morale e così decidiamo di stappare un Sancerre "Les Monts Damnes" di Francis Cotat del 1996.

Già il tappo appena stappato porta con se un netto sentore di lievito di birra (quello fresco per intenderci). Versiamo nei calici, il profumo di lievito è evidente e forse un pò invadente. Aspettiamo qualche minuto.
Riproviamo e veniamo avvolti da sentori di pompelmo ed altri agrumi, sembra un bianco del 2005, altro che 10 anni.
In bocca una sensazione mista, di delicato e di deciso nello stesso tempo. La persistenza è buona, con una freschezza che ci stupisce ogni secondo.
I profumi continuano a variare, ritorna il lievito, si riconosce nettamente il sauvignon, ma ci sono anche note particolari, come di cioccolato bianco.

Un'emozione continua.

Dopo bottiglie così, mi rendo conto della bellezza di essere neofiti, hai la certezza che là fuori ci sono tantissimi vini stupendi che ti aspettano.

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venerdì 6 ottobre 2006

Il territorio come bandiera

Ieri sera ho avuto la fortuna di partecipare ad una serata di degustazione di Champagne, presentata direttamente dal vigneron Christian Gosset. Per il resoconto e le foto della serata vi rimando alla pagina del Quintomiglio.
Quello che mi ha colpito di più (ma non è una novità per un produttore francese) è il continuo riferimento al suo territorio (Ay), ma non per "approfittare" dello stesso, ma come se la qualità del suo lavoro dipendesse prima di tutto da quello e poi, in minima parte, dal suo lavoro in vigna ed in cantina.

In pochi produttori italiani vedo la stessa modestia ed umiltà nei confronti del proprio territorio, che anzi talune volte, sembra una zavorra pesante con le sue tradizioni vinicole e con la sua storia.

Eppure potrebbe essere un vero valore, su cui credere e puntare, perchè in futuro, su prezzi e tecnologia ci potrà battere chiunque all'estero, ma sulla storia proprio no.

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