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Tutti i colori del bianco 2007
Monteforte d'Alpone(VR)
Sabato 12 Maggio 2007

Una manifestazione dalle dimensioni geografiche decisamente limitate: stiamo parlando di Monteforte d'Alpone, roccaforte del Soave.
E'un paese delle colline veronesi che deve molto al vino, ma anche al famoso "Carnevale del Gnoco", un luogo dove l'uva garganega ha la sua residenza da sempre.

Limitato geograficamente è anche il luogo della kermesse, il Palazzo Vescovile, che affianca il Municipio al centro del paese, con un chiostro cinquecentesco che sembra realizzato apposta per ospitare la manifestazione.
Il paese sonnecchia alle 3 del pomeriggio, ma nel chiostro c'è fermento.

Il programma della manifestazione si svolge su 3 giorni, ma la parte più interessante è, ovviamente, quella relativa alla degustazione libera del sabato pomeriggio: la liberazione dei propri sensi di fronte a profumi, sapori, terroir, cru e storie. Storie, sì, perché il vino, per chi lo apprezza davvero, è soprattutto cultura.

10 euro a testa, esibendo la mia tessera Slow Food e la tessera AIS di Mirko, ci danno titolo ad un bicchiere da degustazione "moderna", di quelli ampi, con il logo Vinchiostro (azzeccatissima sintesi), ad un libretto con indicati vini ed annate in perfetto ordine nel quale li incontreremo, con spazi vuoti per il voto da 1 a 10 e per le note di degustazione. Questa perfetta organizzazione, tradisce, invece, l'aspetto conviviale ed amichevole, che contraddistingue tutte le manifestazioni venete. Questa è aperta, comunque, a tutta Italia.

Vi racconterò, con molta umiltà e sommessamente le mie sensazioni sui vini e le annate che ho scelto. Tra 150 bottiglie (2 annate per vino) ho dovuto, ovviamente fare una ampia scrematura per ragioni di tenuta fisica che anche un fegato allenato come il mio non può ignorare. Tenete conto, poi, che all'uscita, con molta discrezione, una coppia di poliziotti su una fiammante pantera illustrava ai curiosi e permetteva di provare non l'Alfa, ma un etilometro con display da 13 pollici. Va da sè.

Siamo in casa del Soave, ovvio che debba fare onore all'ospite ed iniziare la visita con un prodotto di Garganega 100%: scelgo la cantina Cambrago, "I Cerceni", soave doc Classico annata 2006. Il più classico, pulito e senza fronzoli Soave che abbia assaggiato in questa occasione. Si parte con un buon 7. Ho volutamente scavalcato nomi blasonati come Cà Rugate, Bosco del Merlo e Inama, data la mia curiosità. Non salterò Anselmi ed il suo Capitelcroce, ma questo accadrà alla fine della visita.
Segue Maculan, con il suo Ferrata (55% Sauvignon, 45% Chardonnay), un vino non proprio catalogabile tra i convenienti. L'annata 2006 è caratterizzata dall'evidenza al naso del Sauvignon, ma soprende al gusto per la marcata differenza rispetto al naso: aromi secondari e terziari la fanno da padrone: non mi sbilancio ed assegno un 6. L'annata 1999, purtroppo ha fatto sentire, invece, il proprio peso, con sentori sapidi e odori non proprio feschi, nitidi e puliti. Mi astengo dal giudizio, ma, se devo dirla tutta, non è di mio gusto.

Un metro più avanti, nel secchio col ghiaccio, l'inconfondibile etichetta di Ornella Molon. Tappa obbligata, per me che sono un estimatore della cantina in questione. Chardonnay Piave DOC è il vino che ci aspetta, prezzo in enoteca poco al disotto dei 10€. L'annata 2006 merita un 8 pieno per la finezza e l'eleganza al palato della frutta tropicale che intriga, ma non infastidisce. L'annata 1996, invece, soffre di sentori chimici e di bruciato che non gradisco. Al palato inganna, per stupefacenza e profumi. A malincuore, assegno un 5.
Suavia, "Le rive": è un nome noto, ma a me non è noto il gusto, ancora. Dall'alto di un prezzo attorno ai 22€ in enoteca, delude per la scarsa intensità e persistenza, ma... stupisce al gusto con aromi di violetta e di rosa, decisamente inconsueti per un Soave. Un 8 per l'annata 2004.
Sono qui, comunque, anche per allargare le mie conoscenze enoiche, per cui, via al Safari. Manca al mio bagaglio, per esempio, il vitigno Erbaluce, autoctono piemontese. Vado a caso, scegliendo un "Misobolo" della cantina Cieck . Assaggio solo l'annata 2006 di un vino quotato tra i 9 e i 12 Euro a bottiglia. Discreto al naso, aggressivo, acido e sapido al gusto, porta dietro di sè un a scia di sentori di terra bruciata. Merita un 6.
Il gusto del Pigato, che da due anni non sento, devo riconquistarlo. "Vignamare" Igt Colli Savonesi, cantina Lupi, è il prescelto. L'annata 2003 è interessante pur essendo poco intensa e per nulla persistente. Forse non merita il prezzo in enoteca, ma questo è pur sempre il mio giudizio, che sulla scala da 1 a 10 vale 5.

Sono poi sorpreso da un uvaggio del tutto inedito: Nebbiolo, Chiavennasca, Rossola e Pignola. Rosso? No, bianco! Il nome preciso è "Torre della Sirena", cantina Conti Sertoli Salis, prezzo in enoteca tra gli 11 e 14 euro per un vino a cui ho assegnato un 9 pieno. L'annata 2005 è eccezionale e sorprendente, si sente la barrique ben dosata ed è decisamente molto intenso al naso. Da provare!

Ritorniamo al conosciuto da confermare. Per questo motivo non posso passare oltre il punto di assaggio della Cantina di Terlano, che offre il suo "Nova Domus" (Doc Alto Adige Terlano Riserva), un mix di vitigni internazionali che vede prevalere con il 60% il Pinot Bianco, seguito da un 30% di Chardonnay, ed il rimanente in Sauvignon, per un vino tutt'altro che giovane. Le annate proposte sono 2003 e 2000. Assaggio la 2003 che è originale nella presenza di albicocca, e, comunque, conferma la presenza di struttura ed intensità tipica di questo vino, per chi lo conosce già.
Il Traminer mi è arcinoto, per cui mi vedo costretto a passare oltre per raggiungere Le bottiglie in fresca di Franz Haas, altra cantina che ha fatto dell'etichetta un marchio inconfondibile e raffinato. Il vino di punta è il Manna, un uvaggio di Riesling, chardonnay, Sauvignon e Gewuertztraminer. Ne ho aperta una bottiglia del 2003 oggi a casa, per confronto, ma alla kermesse le annate proposte sono state il 2005 e il 1999. Un vino che continua a riconfermarsi ottimo, pure nell'annata 1999, che non è intensa, ma alcoolica, nonostante l'età. Un 7 meritato anche per la longevità e per la costanza nella qualità.

E' il momento delle sorprese: incontro dopo 8 anni un ex compagno di corso all'università, che, nel frattempo, è diventato Sommelier, e fa parte dell'organizzazione dell'evento, abitando in zona. Mi consiglia un "Vintage Tunina", che sa tanto di Anglosassone, ma è della cantina Jermann di Farra d'Isonzo (GO). Sauvignon, Chardonnay, Ribolla Gialla, Malvasia Istriana e Picolit. Purtroppo è difficile essere imparziale di fronte a Ribolla e Malvasia Istriana che sono tra le mie preferenze in bianco, ma all'annata 2005, devo assegnare con lucidità un 5. Diverso è il discorso per l'annata 2001, che merita, invece, un 9: notevole e gustoso. Peccato per il prezzo, ben oltre i 30 euro.
Livio Felluga, e chi non conosce la cantina, approdata con forza anche alla grande distribuzione? Il suo pinot bianco friulano dal nome "Illivio" mi viene consigliato da un simpatico importatore americano che lo sta assaggiando, precisando che il 2001 è quello che preferisce. Ha perfettamente ragione, tanto che assegno un 9 a quel sapore pregno di barrique vecchia passata per soli 3 mesi per ottenere un sapore inconfondibile.
Ricomincio le sperimentazioni con un escursus in Emilia, dove la cantina La Stoppa produce il bianco "Ageno", 60% di Malvasia di Candia aromatica e 40% Otrugo e Trebbiano: tirature limitate a qualche migliaio di bottiglie. Mi aspetto molto e non mi delude. L'annata 2004 merita un 8 pieno: un vino innovativo, con forte gusto chimico, ma non eccessivo, emiliano nell'anima, da provare con primi gustosi e secondi grassi, a mio parere.
Segue "Permartina", allusione a qualche importante figura femminile per la cantina "Vallona" di Castello di Serravalle (BO). è un vino costituito per l'80% da Pignoletto e per il 20% da Riesling renano. Scelgo l'annata 2000 che si distingue per persistenza e dolcezza: merita un 7.
Ci vuole anche un Vernaccia di San Gimignano Dogc Riserva. Scelgo a sentimento la cantina Niccolai, che ne produce poche migliaia di bottiglie l'anno. In particolare, vado sull'annata 2002, che eccelle in ottimo rapporto qualità prezzo (7-10€ a bottiglia) , per un vino che mantiene quel che promette: è decisamente Vernaccia!

Scendiamo lungo la penisola per arrivare a Ripatransone, in provincia di Ascoli Piceno, dove la cantina Le Caniette propone un "IoSonoGaia Non sono Lucrezia", nome lungo quanto originale per un prodotto che può ben vantarsi della sua originalità. Dal vitigno (Pecorino), fino al sapore minerale, ma acido al punto giusto e di lunga persistenza. Un 8 inconfutabile in pagella per l'annata 2004.
Più a sud, ad Orvieto, la cantina Palazzone produce un Orvieto classico superiore dal nome "Campo del guardiano", col suo tipico sentore erbaceo, ma leggero, pieno e gustoso che, da me, merita un 7 (annata 2003).
Andiamo sul versante tirrenico, in provincia di Latina, a Spigno Saturnia. Terra delle Ginestre propone un IGT Lazio 2005 dal nome "Lentisco", vitigno Bellone. La qualità prezzo è ottima per questo vino che sfiora i 10 euro in enoteca. L'annata che consiglio è quella del 2005.
La Sicilia è la regione enoica più rampante degli ultimi anni, per cui è d'obbligo una tappa per valutare i progressi delle cantine della zona. Il vitigno a me sconosciuto Viognier, viene proposto da Miceli nelle bottiglie etichettate "Dedicato", annate 2004 e 2002. Scelgo la prima e devo tenere alta la votazione, tanto da dover assegnare un 8 a questo vino decisamente intereressante.
Gli ultimi assaggi sono riservati ai vini di casa: il Soave Gini, da 8 e un recioto di cui mi sfugge il produttore, ma che ha ben figurato dopo tutti i sapori che oramai mi turbinavano in bocca e nel naso.
Non poteva mancare, a margine della manifestazione, ma in bella vista, l'angolo del formaggio Monte Veronese, produzione di malga stravecchio compresa. Una prelibatezza, e se ve lo scrive uno di Asiago...

Ivan Rigoni



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