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Quando il mio corpo ha sete bevo acqua
ma quando la mia anima ha sete bevo vino
Mario Soldati
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Veni, Vidi, Vi… nitaly 2006
Verona
sabato 8 aprile 2006

L'idea era di scrivere un resoconto dettagliato della visita a Vinitaly con tanto di valutazione di quanto assaggiato. Mi ero anche attrezzato. Macchina fotografica, penna e taccuino su cui appuntare la sapidità di tal vino, il bouquet di profumi sprigionato da tal altro e così via. Un vecchio adagio ammonisce che la strada per la perdizione è lastricata di buone intenzioni. Niente di più vero. Perché, una volta entrato a Vinitaly, la mia convinzione di poter tornare a casa con la possibilità di tracciare un resoconto, verosimile e dettagliato, dell'esperienza ha cominciato fin da subito a scricchiolare.

Vinitaly è un diavolo tentatore, non può essere descritto in altro modo un luogo che ospita e sintetizza il meglio dell'enologia italiana in una sola quindicina di capannoni. L'accessibilità ai vini è totale e questo, per chi come me si è presentato senza un elenco dettagliato di ciò da assaggiare e, soprattutto, senza essersi posto un limite, alla distanza può rappresentare un problema.
Dopo appena mezzora, all'ora in cui, in genere, si fa colazione con latte e biscotti, mi ritrovo già in corpo il Lambrusco, metodo Charmat, di Venturini Baldini e quello rosato secco della Cantina di Poianello, godibilissimi entrambi.

La tappa successiva, a conclusione di una interessante divagazione nel mondo dell'aceto balsamico, è il Veneto.
Presso lo stand della cantina, amica di Quintomiglio, Bonotto delle Tezze, brindiamo insieme al nostro presidente, ingaggiato per l'occasione quale factotum, con dell'ottimo prosecco.
Terminate le chiacchiere di rito ci spostiamo presso lo stand dell'Azienda Agricola di Boscaini Carlo che produce un apprezzabile Amarone della Valpolicella. In coda alla degustazione dell'Amarone, tentiamo, con esito sfavorevole, di piazzare quella del Recioto. Ad onor del vero ed a difesa del produttore si deve ammettere che l'eccessivo sapore dolciastro avvertito, può essere, per gran parte, figlio della contrapposizione fin troppo ravvicinata con il vino precedente dalla struttura notevole.

Dirigendoci verso la Toscana, non ci lasciamo sfuggire l'occasione di assaggiare qualche vino su cui preferirei sorvolare.
La Toscana, sottoposta ad un vero e proprio assalto da un miriade di assetati, si suddivide tra le tre grosse aree del Chianti Classico, del Brunello di Montalcino e del Nobile di Montepulciano. Il nostro tour tra tali perle dell'enologia italiana non può che partire dai Brunello. Ne infiliamo una sequenza che pare infinita e che mette a dura prova la nostra capacità di giudizio e, più in generale, la nostra capacità in termini di capienza. Tra i tanti Brunello di Montalcino ne citerei un paio. il 2000 Riserva D.O.C.G. della fattoria dei Barbi e il 2001 dell'Azienda Agricola Verbena. Il primo dimostra che trentasei euro per una bottiglia di vino possono rappresentare un buon investimento, il secondo che non sempre il fatto di produrre un Brunello è sinonimo di qualità. L'alcool, infatti, sovrasta qualsiasi altro sapore...
Archiviata la pratica Brunello, passiamo al Chianti Classico. Tra i produttori del Consorzio del Gallo Nero mi ha ben impressionato la Fattoria Valtellina. L'azienda, dal nome insolito per la zona, produce una buona varietà di Chianti classico su cui, naturalmente, svetta il 2000 Riserva D.O.C.G..

Superata la prova del Chianti, tutto tende a confondersi. Il palato e la lingua, provati da tanto lavoro, conservano capacità sensoriali paragonabili alla vista per una talpa. Il ricordo di quanto assaggiato da qui in poi è vago. I Nobile di Montepulciano si confondono con i Barolo, i Merlot e i Nero d'Avola. Vaghiamo spinti dall'entusiasmo ma privi ormai di qualsiasi forma di giudizio… completamente vinti dal demone Vinitaly.

Massimo Zanicchi



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