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Gli
organizzatori di Cibus, sul
sito delle Fiere di Parma, hanno definito l'evento un vero
e proprio 'successol'. Tralasciando l'errore ortografico che un
semplice controllo di word avrebbe potuto evitare, la dissonanza
è di tipo sostanziale. Perché i quasi centomila
intervenuti sono stati oggetto di una vera e propria presa in
giro.
Se la fiera voleva essere dedicata unicamente ai professionisti
del settore sarebbe stato più opportuno e corretto evitare
di pubblicizzarla al grande pubblico come un paradiso gastronomico
dove degustare la crema della produzione culinaria italiana.
Pagare 25 euro per poi vagare tra gli stand elemosinando assaggi,
oltre ad essere un investimento pochissimo redditizio, deve essere
stato stressante.
Per mia fortuna avevo ricevuto un invito omaggio, anche se questo
non mi ha preservato dalla diffidenza e indisponibilità
con cui gli espositori offrivano i propri prodotti.
Pochissimi assaggi, molta carta e tante file da fare per le degustazioni
più sostanziose. Questo è ciò che è
toccato in sorte al pubblico.
Cibus ha poi risaltato il difetto fin troppo italiano di voler
strafare.
Proporre Parma come la capitale del Food in Italia è stato
quantomeno avventato.
Nessuno mette in dubbio i meriti culinari di una città
che annovera nel proprio territorio prodotti come il prosciutto
crudo, il culatello ecc., si dubita invece della capacità
logistica e di ricettività al cospetto di un evento di
tale portata.
Parcheggi nei pressi della fiera insufficienti, parcheggi distanti
dalla fiera venduti al prezzo di ben 7 euro e senza un servizio
di collegamento, personale di servizio sgarbato.
Insomma mi permetterei di consigliare a chi in futuro fosse tentato
di partecipare a CIBUS di investire meglio i 25 euro, che nel
frattempo saranno oscillati probabilmente a 30. Quella cifra sarebbe
sicuramente meglio investita in un agriturismo sulle colline del
parmense...
Massimo
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